La Torino di Tonino Miccichè – di Diego Giachetti

Il libro di Ange­lo Capret­ti e Pie­ro Lan­fran­co (Toni­no Mic­ci­chè dal sud alla metro­po­li tori­ne­se, Edi­zio­ni Coli­brì, 2025) pub­bli­ca­to in occa­sio­ne del cin­quan­te­na­rio del­la sua mor­te, avve­nu­ta il 17 apri­le 1975 al quar­tie­re la Fal­che­ra di Tori­no, ucci­so da una guar­dia giu­ra­ta, è par­te di altre ini­zia­ti­ve com­me­mo­ra­ti­ve pro­mos­se l’anno scor­so in col­la­bo­ra­zio­ne con il Cen­tro stu­di Pie­ro Gobet­ti.

Ori­gi­na­rio di Pie­tra­per­zia, comu­ne in pro­vin­cia di Enna, diciot­ten­ne giun­se nel set­tem­bre 1968 a Tori­no, una cit­tà che pro­met­te­va benes­se­re e lavo­ro, ma in real­tà offri­va fati­ca, emar­gi­na­zio­ne e soli­tu­di­ne. Come altri e altre vis­se le comu­ni vicen­de degli emi­gran­ti nel­le cit­tà del nord, tra­sci­na­ti da un repen­ti­no quan­to cao­ti­co e disor­di­na­to pro­ces­so di inur­ba­men­to, indot­to dal “mira­co­lo” eco­no­mi­co geo­gra­fi­ca­men­te diso­mo­ge­neo. Un per­cor­so che accom­pa­gnò la sua per­so­na­li­tà, ade­gua­ta­men­te richia­ma­to dagli auto­ri, sen­za cede­re alla memo­ria­li­sti­ca e/o all’immagine “eroi­ca” dell’individuo, ma resti­tuir­la al movi­men­to col­let­ti­vo com­po­sto da ope­rai, stu­den­ti, don­ne, oppres­si in rivol­ta con­tro ruo­li che li vole­va­no subor­di­na­ti al pote­re in fab­bri­ca e nel­la socie­tà in gene­ra­le. La sua vicen­da quin­di è oppor­tu­na­men­te inse­ri­ta all’interno dell’agire col­let­ti­vo dei movi­men­ti socia­li e di clas­se che per­cor­se­ro la cit­tà del­la Fiat, per coglie­re come lo svi­lup­po del­la coscien­za indi­vi­dua­le pro­ce­da di pari pas­so con quel­la col­let­ti­va costruen­do un comu­ne voca­bo­la­rio moti­va­zio­na­le. In tal sen­so, la sua bio­gra­fia diven­ta sin­te­si rap­pre­sen­ta­ti­va e esem­pla­re di una par­te di sto­ria del­la pri­ma metà degli anni Set­tan­ta del seco­lo scor­so, con par­ti­co­la­re rife­ri­men­to alla cit­tà di Tori­no, vis­su­ta dal pun­to di vista di un emi­gran­te. La sua vicen­da acqui­si­sce un sen­so com­piu­to solo se inclu­sa nel­la sto­ria dei movi­men­ti di clas­se, ope­rai e metro­po­li­ta­ni degli anni Ses­san­ta e Set­tan­ta del seco­lo scor­so. Movi­men­ti che han­no aper­to a nuo­ve pro­spet­ti­ve di vita col­let­ti­va e indi­vi­dua­le.

Dopo vari lavo­ri, nel 1970 fu assun­to alla Fiat e col­lo­ca­to alle offi­ci­ne mec­ca­ni­che di Mira­fio­ri, “but­ta­to” den­tro una sto­ria del­la lot­ta di clas­se che dopo la repres­sio­ne val­let­tia­na dell’immediato dopo­guer­ra ave­va appe­na cono­sciu­to il riscat­to dell’autunno cal­do del 1969, pas­san­do per i “fat­ti” di Piaz­za Sta­tu­to del luglio 1962, descrit­ti ripren­den­do un’intervista a Lucia­no Par­lan­ti. Ine­vi­ta­bi­le in quel con­te­sto l’incontro con la poli­ti­ca da par­te del gio­va­ne ope­ra­io avve­nu­ta tra­mi­te il con­tat­to coi grup­pi del­la nuo­va sini­stra appe­na for­ma­ti (Lot­ta Con­ti­nua e Pote­re Ope­ra­io), sor­ti pro­prio nei mesi più inten­si del­la lot­ta per il rin­no­vo del con­trat­to dei metal­mec­ca­ni­ci nel 1969. Oppor­tu­na­men­te gli auto­ri richia­ma­no quel­la sta­gio­ne di lot­te e trat­teg­gia­no l’origine dei grup­pi del­la sini­stra rivo­lu­zio­na­ria richia­man­do le lot­te stu­den­te­sche uni­ver­si­ta­rie e la bre­ve ma impor­tan­te azio­ne dell’Assemblea ope­rai e stu­den­ti.

Se la lot­ta ope­ra­ia ave­va ricom­po­sto la clas­se, quel­le socia­li rior­ga­niz­za­va­no il pro­le­ta­ria­to in una sim­bio­si tra den­tro e fuo­ri la fab­bri­ca per pren­der­si la cit­tà, secon­do la sin­te­si fat­ta dall’appena nata Lot­ta Con­ti­nua alla qua­le Toni­no Mic­ci­chè ave­va ade­ri­to. L’incontro coll’azione del movi­men­to fu coin­vol­gen­te, rapì tut­ta la vita, richia­mò il dove­re di schie­rar­si rischian­do di paga­re di per­so­na in un perio­do in cui, nel pro­muo­ve­re la lot­ta den­tro e fuo­ri le fab­bri­che, si riscon­tra­va non solo un cre­scen­te cli­ma di intol­le­ran­za e vio­len­za fasci­sta, ma anche una pre­oc­cu­pan­te com­pe­ne­tra­zio­ne tra set­to­ri del­lo Sta­to e grup­pi dell’estrema destra. L’emergenza era tale che sti­mo­lò la costi­tu­zio­ne del Comi­ta­to Uni­ta­rio Anti­fa­sci­sta, luo­go d’incontro e con­fron­to tra tut­te le for­ze poli­ti­che di sini­stra, “vec­chia” e “nuo­va”, i sin­da­ca­ti, i gio­va­ni e “vec­chi” mili­tan­ti anti­fa­sci­sti, che in bre­ve tem­po poté con­ta­re su 33 comi­ta­ti pre­sen­ti nei quar­tie­ri, scuo­le fab­bri­che di Tori­no e in alcu­ne cit­tà del­la pro­vin­cia.

Nel 1973 fu licen­zia­to dal­la Fiat in segui­to all’arresto per il fal­li­to attac­co, il 27 gen­na­io di quell’anno, alla sede del Movi­men­to Socia­le Ita­lia­no che costò 19 ordi­ni di cat­tu­ra nei con­fron­ti di mili­tan­ti di Lot­ta Con­ti­nua, qua­si tut­to il grup­po diri­gen­te loca­le, di cui cin­que ese­gui­ti. Tra gli arre­sta­ti figu­ra­va anche Toni­no Mic­ci­chè che ver­rà scar­ce­ra­to e mes­so in liber­tà prov­vi­so­ria il 9 mag­gio 1973. Per Lot­ta Con­ti­nua diven­ne respon­sa­bi­le dell’intervento nel “set­to­re casa” e, assie­me a Daria Bas­so, si unì ai cit­ta­di­ni del­la Fal­che­ra, appe­na si spar­se la voce dell’occupazione del­le case.

Chi emi­gra­va al nord per tro­va­re lavo­ro lascia­va la pro­pria casa, affet­ti e ami­ci­zie. Se capi­ta­va­no a Tori­no tro­va­va­no allog­gi di for­tu­na nel­le sof­fit­te del cen­tro sto­ri­co, dove pote­va capi­ta­re che i let­ti fos­se­ro usa­ti da due per­so­ne, secon­do i diver­si tur­ni di lavo­ro, in atte­sa di acce­de­re alle case popo­la­ri, quar­tie­ri ghet­to lon­ta­ni da quel­li del­la Tori­no bene: Fal­che­ra era uno di que­sti, uno dei tan­ti ghet­ti costrui­ti nel­la cit­tà, impre­pa­ra­ta all’afflusso migra­to­rio pro­vo­ca­to dal­la cao­ti­ca cre­sci­ta eco­no­mi­ca. I grup­pi del­la nuo­va sini­stra tori­ne­se che ope­ra­va­no fuo­ri e den­tro la fab­bri­ca, soste­ne­va­no la costru­zio­ne di comi­ta­ti di lot­ta per orga­niz­za­re l’occupazione di edi­fi­ci con case vuo­te o sfit­te, dan­do vita ai pri­mi spon­ta­nei comi­ta­ti di quar­tie­re. Un movi­men­to di lot­te urba­ne che attra­ver­sò la cit­tà dal 1968 al 1976 al qua­le il libro dedi­ca due capi­to­li spe­ci­fi­ci.

Le pra­ti­che per l’assegnazione del­le case popo­la­ri era­no len­te e discu­ti­bi­li, sem­pre più fami­glie si tro­va­ro­no stret­te nel­la mor­sa di affit­ti esor­bi­tan­ti per allog­gi fati­scen­ti. A Fal­che­ra cen­ti­na­ia di fami­glie ope­ra­ie arri­va­ro­no da tut­ta la cit­tà e si orga­niz­za­ro­no per occu­pa­re e ammi­ni­stra­re le case non anco­ra asse­gna­te, con un for­te pro­ta­go­ni­smo fem­mi­ni­le rac­con­ta­to in un den­so capi­to­lo. Mic­ci­chè diven­ne uno dei coor­di­na­to­ri del­le occu­pa­zio­ni alla Fal­che­ra, figu­ra rico­no­sciu­ta e sti­ma­ta. Trat­ta­va con le auto­ri­tà, orga­niz­za­va, assie­me al comi­ta­to di quar­tie­re, l’assegnazione degli allog­gi alle fami­glie di occu­pan­ti, pro­va­va a media­re i pro­ble­mi quo­ti­dia­ni che nasce­va­no dal­la con­vi­ven­za di tan­te per­so­ne, asse­gna­ta­ri e occu­pan­ti.

Pro­prio la dispu­ta con una guar­dia giu­ra­ta che si era pre­sa un box auto in più oltre a quel­lo già asse­gna­to­gli, fu la cau­sa sca­te­na­te dell’omicidio. Il comi­ta­to per la casa vole­va usar­la per fare le sue riu­nio­ni. Sor­se un con­tra­sto dall’esito dram­ma­ti­co: il 17 apri­le 1975 la guar­dia giu­ra­ta si avvi­ci­nò al grup­po di per­so­ne estras­se una pisto­la e spa­rò in fron­te a Toni­no Mic­ci­chè ucci­den­do­lo. Il pro­ces­so per omi­ci­dio volon­ta­rio si ten­ne il 2 feb­bra­io 1978, l’autore del delit­to fu con­dan­na­to a 19 anni di car­ce­re, ridot­ti in appel­lo a 13. Un esi­to pro­ces­sua­le non pie­na­men­te con­di­vi­si­bi­le, per­ché, ricor­da­no gli auto­ri, la giu­sti­zia non rico­nob­be l’essere sta­to un omi­ci­dio dovu­to anche a moti­va­zio­ni poli­ti­che.

La sua mor­te avven­ne nei gior­ni in cui, alla vigi­lia del tren­te­si­mo anni­ver­sa­rio del­la festa del­la libe­ra­zio­ne, il 16 apri­le 1975 a Mila­no Clau­dio Varal­li, mili­tan­te del Movi­men­to Stu­den­te­sco fu ucci­so da un fasci­sta. Il gior­no dopo sem­pre a Mila­no, nel cor­so di una mani­fe­sta­zio­ne di pro­te­sta anti­fa­sci­sta, Gian­ni­no Zibec­chi, stu­den­te uni­ver­si­ta­rio, morì inve­sti­to da una camio­net­ta dei cara­bi­nie­ri. A Tori­no il 18 apri­le, alle nove del mat­ti­no un nume­ro­so con­tin­gen­te di stu­den­ti, pro­ve­nien­te dai vari isti­tu­ti e scuo­le in scio­pe­ro, si radu­nò a Palaz­zo Nuo­vo e par­tì in cor­teo, rag­giun­se piaz­za Castel­lo, imboc­cò via Gari­bal­di al gri­do di “cor­so Fran­cia 19”, sede del Msi. Gli ade­ren­ti alla Fgci, cir­ca 2000 stu­den­ti, in un cor­teo di cir­ca 10.000 per­so­ne, abban­do­na­ro­no il cor­teo. Giun­ti in piaz­za Sta­tu­to, una par­te mos­se ver­so cor­so Fran­cia dove era ubi­ca­ta la sede del MSI, pro­tet­ta da un cor­do­ne di poli­zia. Sep­pur con­tra­sta­ti dal­le for­ze dell’ordine con lan­cio di lacri­mo­ge­ni, come rife­ri­va il Que­sto­re, un grup­po riu­scì a rag­giun­ge­re i loca­li del­la Fede­ra­zio­ne deva­stan­do­li. Era la rispo­sta dell’antifascismo tori­ne­se, tito­la­va il quo­ti­dia­no Lot­ta Con­ti­nua del 19 apri­le, “nel nome di Varal­li, di Zibec­chi, di Mic­ci­chè”. Nuo­vi inci­den­ti tra poli­zia e dimo­stran­ti e nuo­vi mor­ti e feri­ti quel­lo stes­so gior­no. A Firen­ze, Rodol­fo Boschi, mili­tan­te del PCI fu ucci­so da un agen­te, a Roma Sirio Pac­ci­no fu feri­to a col­pi di pisto­la da atti­vi­sti del MSI, rife­ri­va­no le cro­na­che.

Il 21 apri­le 1975 un lun­go cor­teo fune­bre, rab­bio­so e com­mo­ven­te, par­tì da piaz­za Cri­spi per rag­giun­ge­re piaz­za San Gio­van­ni dove, fra gli altri, par­lò Gui­do Quaz­za a nome del Comi­ta­to Uni­ta­rio Anti­fa­sci­sta. Un discor­so bre­ve, asciut­to, toc­can­te: «La real­tà tori­ne­se ti mostrò subi­to che la vec­chia Resi­sten­za chie­de­va una nuo­va Resi­sten­za, per una lot­ta sola, la lot­ta dei pro­le­ta­ri con­tro il capi­ta­li­smo, la lot­ta dei pro­le­ta­ri con­tro la sua arma estre­ma, il fasci­smo. In que­sta lot­ta sei cadu­to. Ora ci lasci la lezio­ne più alta, la lezio­ne del­la mor­te. Gra­zie caro Toni­no. Nel salu­tar­ti, pren­dia­mo solen­ne l’impegno di con­ti­nua­re, vec­chi e gio­va­ni insie­me, in una uni­tà sem­pre più vasta, sem­pre più for­te, la tua, la nostra bat­ta­glia». Poi la sal­ma fu tra­sfe­ri­ta al suo pae­se nata­le, Pie­tra­per­zia, dove il 23 apri­le si svol­se il fune­ra­le.

27/Maggio/ 2026

Il libro di Capret­ti e Lan­fran­co sarà pre­sen­ta­to vener­dì 5 giu­gno alle 18.30 al Cen­tro Gobet­ti con la par­te­ci­pa­zio­ne di Die­go Gia­chet­ti, Alber­to Pan­ta­lo­ni, Mar­co Sca­vi­no, Giu­lia Nova­ro e Mar­co Revel­li.

Fon­te: https://viatrivero.volerelaluna.it/la-torino-di-tonino-micciche-di-diego-giachetti

Tonino Miccichè. Dal Sud alla metropoli torinese (Rec.)

Copertina del libro Tonino Miccichè Dal Sud alla metropoli torinese Edizioni Colibrì 2025

Più che una sem­pli­ce bio­gra­fia, que­sto volu­me si con­fi­gu­ra come un ambi­zio­so per­cor­so sto­ri­co-poli­ti­co teso a “rial­lac­cia­re il filo spez­za­to del­la tra­di­zio­ne degli oppres­si”, recu­pe­ran­do la memo­ria fon­da­men­ta­le del movi­men­to ope­ra­io ita­lia­no e le sue lot­te.

Pub­bli­ca­to in occa­sio­ne del cin­quan­te­si­mo anni­ver­sa­rio del suo assas­si­nio (la pri­ma edi­zio­ne è usci­ta nel set­tem­bre 2025), il testo si con­cen­tra su Anto­nio “Toni­no” Mic­ci­chè, mili­tan­te e diri­gen­te poli­ti­co di Lot­ta Con­ti­nua. L’o­biet­ti­vo degli auto­ri non è crea­re un’a­gio­gra­fia o una mera nar­ra­zio­ne memo­ria­li­sti­ca, ma piut­to­sto inse­ri­re la vicen­da per­so­na­le di Toni­no all’in­ter­no del più vasto e com­ples­so movi­men­to col­let­ti­vo di lot­te socia­li e ope­ra­ie che carat­te­riz­zò quel decen­nio Chi era Toni­no Mic­ci­chè nel­le paro­le di Gio­van­ni De Luna.

La vicen­da di Mic­ci­chè è l’em­ble­ma di quel­la migra­zio­ne di mas­sa che, negli anni Ses­san­ta, por­tò miglia­ia di gio­va­ni dal Sud a Tori­no con il “tre­no del Sole”. La sua sto­ria ini­zia in Sici­lia, a Pie­tra­per­zia (in pro­vin­cia di Enna), e lo vede sbar­ca­re nel­la metro­po­li pie­mon­te­se. Assun­to alle Mec­ca­ni­che di Mira­fio­ri, Toni­no si affer­mò rapi­da­men­te come uno dei pro­ta­go­ni­sti del con­flit­to tra la “nuo­va clas­se ope­ra­ia” e la Fiat, distin­guen­do­si come avan­guar­dia di lot­ta in un con­te­sto osti­le e pro­fon­da­men­te alie­nan­te per gli immi­gra­ti. A segui­to del­la vicen­da che por­tò al suo licen­zia­men­to dal­la Fiat (lega­ta a un arre­sto ingiu­sto e alla repres­sio­ne poli­ti­ca), Mic­ci­chè diven­ne il respon­sa­bi­le del “set­to­re casa” di Lot­ta Con­ti­nua. Fu in pri­ma linea nel­le bat­ta­glie per il dirit­to alla casa e nel­la sto­ri­ca occu­pa­zio­ne del 1974–1975 del­la Fal­che­ra Nuo­va. Il suo impe­gno nel­le trat­ta­ti­ve con il Comu­ne per l’as­se­gna­zio­ne degli allog­gi agli occu­pan­ti, moti­va­to uni­ca­men­te da una pro­fon­da “soli­da­rie­tà di clas­se”, gli val­se il rispet­to­so appel­la­ti­vo di “Sin­da­co del­la Fal­che­ra.

La sua tra­gi­ca mor­te, assas­si­na­to da un vigi­lan­te per ragio­ni stret­ta­men­te con­nes­se alla sua atti­vi­tà poli­ti­ca, ma ridot­ta dal­la giu­sti­zia a una bana­le lite per un box, è ana­liz­za­ta nel capi­to­lo “Un omi­ci­dio poli­ti­co che la giu­sti­zia non rico­nob­be”. L’o­pe­ra riba­di­sce che la sua sto­ria è indis­so­lu­bil­men­te intrec­cia­ta a quel­la dei movi­men­ti di clas­se ope­rai e metro­po­li­ta­ni degli anni Ses­san­ta e Set­tan­ta, dimo­stran­do come, citan­do il testo, “nel­la sto­ri­ca tra­di­zio­ne degli oppres­si lo svi­lup­po del­la coscien­za indi­vi­dua­le e di quel­la col­let­ti­va ten­do­no a sovrap­por­si in pre­sen­za dei movi­men­ti del­le lot­te” Leg­gi la nota degli auto­ri.

Strut­tu­ra­to in modo da copri­re le tap­pe cru­cia­li del­la vita di Mic­ci­chè e del suo con­te­sto sto­ri­co – con capi­to­li dedi­ca­ti a temi come “Tori­no, la Fiat e gli ope­rai: da Val­let­ta all’au­tun­no cal­do” e “La Fal­che­ra pian­ge Toni­no” – il volu­me, edi­to da Edi­zio­ni Coli­brì, inclu­de anche appro­fon­di­men­ti tema­ti­ci essen­zia­li, come le lot­te per le auto­ri­du­zio­ni e i retro­sce­na del pro­ces­so Vedi l’in­di­ce del libro.

Que­sto libro non è solo una rico­stru­zio­ne sto­ri­ca, ma un’o­pe­ra fon­da­men­ta­le per chiun­que desi­de­ri com­pren­de­re le radi­ci del con­flit­to socia­le a Tori­no, il feno­me­no del­l’im­mi­gra­zio­ne inter­na e l’e­mer­ge­re del­la “nuo­va clas­se ope­ra­ia”. È un vibran­te omag­gio a un mili­tan­te e un’e­re­di­tà che con­fer­ma che: “ribel­lar­si è giu­sto” Guar­da alcu­ne imma­gi­ni pre­sen­ti nel libro.

L. G.

Tonino Miccichè
Tonino Miccichè
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