Torino, gennaio 1973: la ricostruzione dell’assalto alla sede MSI e la battaglia legale per la libertà di Tonino Miccichè e Guido Viale. Tra antifascismo militante e repressione poliziesca questi giorni segnarono l’impegno e il percorso di Tonino Miccichè. Un passaggio cruciale che, tra ordini di cattura e mobilitazioni popolari, mise a nudo la durezza del conflitto urbano e l’importanza della difesa collettiva coordinata da Bianca Guidetti Serra in un’epoca di profonda trasformazione sociale.
In risposta al ferimento di Roberto Franceschi [avvenuta il 23 gennaio] e alle numerose aggressioni fasciste, le organizzazioni di base studentesche di Torino indissero una manifestazione per sabato 27 gennaio. Vi aderirono, oltre alle organizzazioni della sinistra extraparlamentare, vari comitati di zona, comitati antifascisti, organismi sindacali, alcune sezioni del Pci, il Comitato unitario antifascista e il Circolo della Resistenza. Nei pressi di piazza della Repubblica, un gruppo di giovani missini tentò di disturbare la manifestazione. Un operaio, rimasto isolato, venne aggredito dai fascisti e presentò una denuncia in questura1Tremila in un corteo. Un operaio bastonato, in «La Stampa», 28 gennaio 1973.
Dopo il comizio conclusivo in piazza Castello, alle 18:30, verso le 20:00 alcuni militanti della sinistra extraparlamentare tentarono di raggiungere la sede dell’Msi in corso Francia 19. L’assalto avvenne con lancio di bulloni e molotov. Gli agenti delle due volanti della polizia che stazionavano nei pressi della sede missina aprirono il fuoco contro i manifestanti. Luigi Manconi, giornalista di 25 anni, ed Eleonora Aromando, studentessa di 18 anni, furono colpiti da proiettili alle natiche mentre tentavano di allontanarsi.
Entrambi vennero arrestati insieme a Carlo Costanzia2«La Stampa» inizialmente indica il cognome Costanzio e in seguito Costanza. Il «Corriere della Sera» come Costanzo, per poi allinearsi al «La Stampa» con Costanza. Per «Lotta Continua» è Costanzia (17 anni) e Andrea Gobetti (20 anni), nipote di Piero Gobetti, tutti militanti e/o simpatizzanti di Lotta continua.
Iniziò la caccia al militante di Lotta continua, basata sulla “confessione” di Carlo Costanzia, una confessione la cui attendibilità fu messa in discussione, con il sospetto che potesse essere stata ottenuta con metodi coercitivi, se non addirittura inventata3Torino – 19 mandati di cattura; un “teste” su misura?, in «Lotta Continua», 30 gennaio 1973.
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A fronte di questa “confessione” il sostituto procuratore, dott. Amore, il 29 gennaio, firmò 19 ordini di cattura nei confronti di militanti di Lotta continua che portarono al fermo di Alberto Collo, Mauro Perino, Marco Natale, Massimo D’Azeglio e Guido Viale, quest’ultimo al termine della conferenza stampa che fu tenuta nella sede di corso San Maurizio 27. In seguito fu fermato Tonino Miccichè, e il giorno successivo Giuseppe Maione, detto Pippo.
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Il 9 maggio, dopo oltre cento giorni di detenzione, furono scarcerati per mancanza di indizi Viale, Miccichè, Perino, Maione e Natale. Ad altri cinque arrestati fu concessa la libertà provvisoria grazie alla “legge Valpreda”. Dei 15 mandati di cattura, quattro furono revocati, mentre, secondo quanto affermò uno degli avvocati difensori, Bianca Guidetti Serra: «Per gli altri […] non è caduto perché, essendo fuggiti subito dopo il fatto, non hanno potuto fornire in tempo ai loro difensori gli elementi per scagionarli. Comunque verranno presentati oggi stesso al giudice, pensiamo che anche per loro verrà revocato l’ordine di cattura»4Messi in libertà i giovani arrestati per l’assalto al msi in corso Francia, in «La Stampa», 10 maggio 1973.
[Da “Tonino Miccichè dal sud alla metropoli torinese” di A. Capretti e P. Lanfranco, Ed. Colibrì]
