Chi era Tonino

Chi era Toni­no

«Sici­lia­no di Pie­tra­per­zia, emi­gra­to, era entra­to alla Fiat-Mira­fio­ri come ope­ra­io del­le Mec­ca­ni­che diven­tan­do subi­to per i suoi com­pa­gni di lavo­ro un pun­to di rife­ri­men­to, “un’a­van­guar­dia inter­na” come si dice­va allo­ra. Sem­pre alla testa dei cor­tei e degli scio­pe­ri che segna­ro­no lo scon­tro socia­le alla Fiat dall’ ”autun­no cal­do” in poi, ma anche sem­pre pron­to a rin­cuo­ra­re i com­pa­gni con il calo­re del­la sua pro­fon­da uma­ni­tà, a sdram­ma­tiz­za­re la ten­sio­ne del­la lot­ta con i suoi stor­nel­li — stro­fet­te inven­ta­te sul momen­to secon­do i modu­li di vec­chie bal­la­te popo­la­ri — e i suoi imma­gi­ni­fi­ci sopran­no­mi che pri­vi­le­gia­va­no come ber­sa­glio sati­ri­co i com­pa­gni di lot­ta e i lea­der del­l’or­ga­niz­za­zio­ne. Il 27 gen­na­io 1973, in segui­to a taf­fe­ru­gli con la poli­zia avve­nu­ti sot­to la sede del Msi, era sta­to arre­sta­to. Pochi mesi dopo, a cau­sa di quel­l’e­pi­so­dio, la Fiat lo licen­ziò.

Era quin­di faci­le per tut­ti rac­co­glier­si intor­no a un sim­bo­lo come Toni­no. I vec­chi “ope­rai di mestie­re”- la “base” del Pci alla Fiat — si rico­no­sce­va­no nel­la sua assen­na­tez­za, nel­la sua capa­ci­tà di sce­glie­re di vol­ta in vol­ta la for­ma di lot­ta tat­ti­ca­men­te più giu­sta. I nuo­vi “ope­rai mas­sa” guar­da­va­no a lui più come a un “capo­po­po­lo” che a un’a­van­guar­dia di lot­ta in sen­so tra­di­zio­na­le. Per le miglia­ia di occu­pan­ti del­la Fal­che­ra era sem­pli­ce­men­te il “sin­da­co del quar­tie­re”, il lea­der che si era­no scel­ti spon­ta­nea­men­te, subi­to, dal set­tem­bre 1974, quan­do tut­ti insie­me, in una not­te, ave­va­no occu­pa­to i 1340 allog­gi del­l’­la­cp — l’I­sti­tu­to auto­no­mo case popo­la­ri — sul pun­to di esse­re ulti­ma­ti e asse­gna­ti. Sen­za nes­su­na cari­ca “uffi­cia­le”, per tut­ti quei mesi Toni­no era sta­to il loro rap­pre­sen­tan­te al tavo­lo del­le trat­ta­ti­ve per la scel­ta del­la desti­na­zio­ne degli appar­ta­men­ti; ave­va orga­niz­za­to un cen­si­men­to — sca­la per sca­la, pia­no per pia­no, palaz­zi­na per palaz­zi­na, com­pre­se le tre “tor­ri” di die­ci pia­ni — del­le fami­glie e del­le loro esi­gen­ze; ave­va pro­mos­so l’e­le­zio­ne dei dele­ga­ti di sca­la; e ave­va vara­to un “comi­ta­to”, un’as­sem­blea in cui si discu­te­va­no le deci­sio­ni e le moda­li­tà del­la lot­ta (le per­so­ne anzia­ne a pre­si­dia­re gli allog­gi occu­pa­ti, gli adul­ti a tra­spor­ta­re mas­se­ri­zie, mobi­li, cibo, elet­tro­do­me­sti­ci, mate­ras­si, i bam­bi­ni a fare da sen­ti­nel­le sui bal­co­ni).

Le moti­va­zio­ni del suo licen­zia­men­to, poi, sem­bra­va­no fat­te appo­sta per sal­da­re il vec­chio anti­fa­sci­smo del­la Resi­sten­za e del luglio ’60 con il nuo­vo anti­fa­sci­smo mili­tan­te cre­sciu­to nel­la lot­ta con­tro le stra­gi, i col­pi di Sta­to ten­ta­ti o annun­cia­ti, le devia­zio­ni degli appa­ra­ti isti­tu­zio­na­li e dei ser­vi­zi segre­ti.»

[Gio­van­ni De Luna – Le ragio­ni di un decen­nio]

 

Ricor­da­re Toni­no per noi non è un’operazione sem­pli­ce­men­te memo­ria­li­sti­ca. Rie­vo­ca­re la sua figu­ra ha sen­so sola­men­te se que­sta ini­zia­ti­va si col­le­ga con i biso­gni e con le odier­ne pra­ti­che di lot­ta, in pri­mo luo­go a quel­le per il dirit­to alla casa, con­tro gli sfrat­ti, la ren­di­ta e la spe­cu­la­zio­ne edi­li­zia.

Tonino Miccichè