L’arresto di Tonino

Marzo ’73 – Mirafiori

Tori­no, gen­na­io 1973: la rico­stru­zio­ne del­l’as­sal­to alla sede MSI e la bat­ta­glia lega­le per la liber­tà di Toni­no Mic­ci­chè e Gui­do Via­le. Tra anti­fa­sci­smo mili­tan­te e repres­sio­ne poli­zie­sca que­sti gior­ni segna­ro­no l’im­pe­gno e il per­cor­so di Toni­no Mic­ci­chè. Un pas­sag­gio cru­cia­le che, tra ordi­ni di cat­tu­ra e mobi­li­ta­zio­ni popo­la­ri, mise a nudo la durez­za del con­flit­to urba­no e l’im­por­tan­za del­la dife­sa col­let­ti­va coor­di­na­ta da Bian­ca Gui­det­ti Ser­ra in un’e­po­ca di pro­fon­da tra­sfor­ma­zio­ne socia­le.

In rispo­sta al feri­men­to di Rober­to Fran­ce­schi [avve­nu­ta il 23 gen­na­io] e alle nume­ro­se aggres­sio­ni fasci­ste, le orga­niz­za­zio­ni di base stu­den­te­sche di Tori­no indis­se­ro una mani­fe­sta­zio­ne per saba­to 27 gen­na­io. Vi ade­ri­ro­no, oltre alle orga­niz­za­zio­ni del­la sini­stra extra­par­la­men­ta­re, vari comi­ta­ti di zona, comi­ta­ti anti­fa­sci­sti, orga­ni­smi sin­da­ca­li, alcu­ne sezio­ni del Pci, il Comi­ta­to uni­ta­rio anti­fa­sci­sta e il Cir­co­lo del­la Resi­sten­za. Nei pres­si di piaz­za del­la Repub­bli­ca, un grup­po di gio­va­ni mis­si­ni ten­tò di distur­ba­re la mani­fe­sta­zio­ne. Un ope­ra­io, rima­sto iso­la­to, ven­ne aggre­di­to dai fasci­sti e pre­sen­tò una denun­cia in que­stu­ra1Tre­mi­la in un cor­teo. Un ope­ra­io basto­na­to, in «La Stam­pa», 28 gen­na­io 1973.

Dopo il comi­zio con­clu­si­vo in piaz­za Castel­lo, alle 18:30, ver­so le 20:00 alcu­ni mili­tan­ti del­la sini­stra extra­par­la­men­ta­re ten­ta­ro­no di rag­giun­ge­re la sede dell’Msi in cor­so Fran­cia 19. L’assalto avven­ne con lan­cio di bul­lo­ni e molo­tov. Gli agen­ti del­le due volan­ti del­la poli­zia che sta­zio­na­va­no nei pres­si del­la sede mis­si­na apri­ro­no il fuo­co con­tro i mani­fe­stan­ti. Lui­gi Man­co­ni, gior­na­li­sta di 25 anni, ed Eleo­no­ra Aro­man­do, stu­den­tes­sa di 18 anni, furo­no col­pi­ti da pro­iet­ti­li alle nati­che men­tre ten­ta­va­no di allon­ta­nar­si.

Entram­bi ven­ne­ro arre­sta­ti insie­me a Car­lo Costan­zia2«La Stam­pa» ini­zial­men­te indi­ca il cogno­me Costan­zio e in segui­to Costan­za. Il «Cor­rie­re del­la Sera» come Costan­zo, per poi alli­near­si al «La Stam­pa» con Costan­za. Per «Lot­ta Con­ti­nua» è Costan­zia (17 anni) e Andrea Gobet­ti (20 anni), nipo­te di Pie­ro Gobet­ti, tut­ti mili­tan­ti e/o sim­pa­tiz­zan­ti di Lot­ta con­ti­nua.

Ini­ziò la cac­cia al mili­tan­te di Lot­ta con­ti­nua, basa­ta sul­la “con­fes­sio­ne” di Car­lo Costan­zia, una con­fes­sio­ne la cui atten­di­bi­li­tà fu mes­sa in discus­sio­ne, con il sospet­to che potes­se esse­re sta­ta otte­nu­ta con meto­di coer­ci­ti­vi, se non addi­rit­tu­ra inven­ta­ta3Tori­no – 19 man­da­ti di cat­tu­ra; un “teste” su misu­ra?, in «Lot­ta Con­ti­nua», 30 gen­na­io 1973.

[…]

A fron­te di que­sta “con­fes­sio­ne” il sosti­tu­to pro­cu­ra­to­re, dott. Amo­re, il 29 gen­na­io, fir­mò 19 ordi­ni di cat­tu­ra nei con­fron­ti di mili­tan­ti di Lot­ta con­ti­nua che por­ta­ro­no al fer­mo di Alber­to Col­lo, Mau­ro Peri­no, Mar­co Nata­le, Mas­si­mo D’Azeglio e Gui­do Via­le, quest’ultimo al ter­mi­ne del­la con­fe­ren­za stam­pa che fu tenu­ta nel­la sede di cor­so San Mau­ri­zio 27. In segui­to fu fer­ma­to Toni­no Mic­ci­chè, e il gior­no suc­ces­si­vo Giu­sep­pe Maio­ne, det­to Pip­po.

[…]

Il 9 mag­gio, dopo oltre cen­to gior­ni di deten­zio­ne, furo­no scar­ce­ra­ti per man­can­za di indi­zi Via­le, Mic­ci­chè, Peri­no, Maio­ne e Nata­le. Ad altri cin­que arre­sta­ti fu con­ces­sa la liber­tà prov­vi­so­ria gra­zie alla “leg­ge Val­pre­da”. Dei 15 man­da­ti di cat­tu­ra, quat­tro furo­no revo­ca­ti, men­tre, secon­do quan­to affer­mò uno degli avvo­ca­ti difen­so­ri, Bian­ca Gui­det­ti Ser­ra: «Per gli altri […] non è cadu­to per­ché, essen­do fug­gi­ti subi­to dopo il fat­to, non han­no potu­to for­ni­re in tem­po ai loro difen­so­ri gli ele­men­ti per sca­gio­nar­li. Comun­que ver­ran­no pre­sen­ta­ti oggi stes­so al giu­di­ce, pen­sia­mo che anche per loro ver­rà revo­ca­to l’ordine di cat­tu­ra»4Mes­si in liber­tà i gio­va­ni arre­sta­ti per l’assalto al msi in cor­so Fran­cia, in «La Stam­pa», 10 mag­gio 1973.

[Da “Toni­no Mic­ci­chè dal sud alla metro­po­li tori­ne­se” di A. Capret­ti e P. Lan­fran­co, Ed. Coli­brì]

Analisi dei dati sugli sfratti in Italia nel 2024

Il report del Mini­ste­ro del­l’In­ter­no sugli sfrat­ti del 2024, pub­bli­ca­to in quel­lo che può esse­re defi­ni­to un “silen­zio assor­dan­te” da par­te dei media, rive­la un qua­dro allar­man­te e con­trad­dit­to­rio del­l’e­mer­gen­za abi­ta­ti­va ita­lia­na.

Il qua­dro nazio­na­le: nume­ri in cre­sci­ta

Nel 2024 sono sta­te emes­se 40.158 sen­ten­ze di sfrat­to (+1,99% rispet­to al 2023), ma il dato più pre­oc­cu­pan­te riguar­da le richie­ste di ese­cu­zio­ne che han­no rag­giun­to quo­ta 81.054, con un incre­men­to del 9,82%. Le ese­cu­zio­ni effet­ti­ve con l’in­ter­ven­to del­la for­za pub­bli­ca sono sta­te 21.337, sostan­zial­men­te sta­bi­li rispet­to all’an­no pre­ce­den­te. Que­sti nume­ri, già di per sé dram­ma­ti­ci, sono sot­to­sti­ma­ti poi­ché non inclu­do­no gli espro­pri per man­ca­ti paga­men­ti di mutui, gli sgom­be­ri di occu­pa­zio­ni e i rila­sci spon­ta­nei degli allog­gi.

La moro­si­tà come cau­sa prin­ci­pa­le

L’a­na­li­si del­le tipo­lo­gie di sfrat­to con­fer­ma che la moro­si­tà resta la cau­sa prin­ci­pa­le con 30.041 casi (74,8% del tota­le), evi­den­zian­do una cri­si eco­no­mi­ca che col­pi­sce dura­men­te le fami­glie ita­lia­ne nel­la loro capa­ci­tà di soste­ne­re i costi abi­ta­ti­vi. Seguo­no gli sfrat­ti per fini­ta loca­zio­ne (7.845 casi, in aumen­to del 21,8%) e per neces­si­tà del loca­to­re (2.272 casi).

Mila­no: l’e­pi­cen­tro del­l’e­mer­gen­za abi­ta­ti­va

Mila­no emer­ge come la cit­tà con la situa­zio­ne più cri­ti­ca d’I­ta­lia. I dati sono impres­sio­nan­ti: le richie­ste di ese­cu­zio­ne sono pas­sa­te da cir­ca 400 nel 2023 a 14.084 nel 2024, con un incre­men­to del 3.403,48%. Que­sto signi­fi­ca che Mila­no da sola rap­pre­sen­ta il 17,4% del­le richie­ste di ese­cu­zio­ne nazio­na­li. Gli sfrat­ti con for­za pub­bli­ca sono aumen­ta­ti del 1.100,75%, rag­giun­gen­do quo­ta 1.597. L’in­te­ra Lom­bar­dia regi­stra aumen­ti del 61,51% nel­le richie­ste di ese­cu­zio­ne e del 41,61% nei rila­sci con for­za pub­bli­ca.

Tori­no e il Pie­mon­te: effi­cien­za nel­l’e­se­cu­zio­ne

Tori­no pre­sen­ta una situa­zio­ne diver­sa ma ugual­men­te signi­fi­ca­ti­va. Con 3.748 richie­ste di ese­cu­zio­ne (in lie­ve calo del 1,88%) e 1.620 sfrat­ti con for­za pub­bli­ca (-7,53%), la cit­tà mostra una pecu­lia­ri­tà: il 44,22% del­le richie­ste vie­ne effet­ti­va­men­te ese­gui­to, con­tro l’11,34% di Mila­no. Que­sto indi­ca una mag­gio­re “effi­cien­za” nel­l’e­se­cu­zio­ne degli sfrat­ti, che sol­le­va inter­ro­ga­ti­vi sul­le dif­fe­ren­ze nel­le poli­ti­che loca­li e nel­le risor­se impie­ga­te.

Un pae­se a due velo­ci­tà

Le varia­zio­ni regio­na­li mostra­no un’I­ta­lia divi­sa. Da un lato, regio­ni come Val­le d’Ao­sta (+26,87%), Umbria (+18,28%) e Puglia (+13,90%) vedo­no aumen­ti signi­fi­ca­ti­vi del­le sen­ten­ze. Dal­l’al­tro, Basi­li­ca­ta (-33,61%), Tren­ti­no Alto Adi­ge (-14,96%) e Sar­de­gna (-10,97%) regi­stra­no dimi­nu­zio­ni. Par­ti­co­lar­men­te cri­ti­che risul­ta­no alcu­ne pro­vin­ce come Nuo­ro (+145,45%) e Cosen­za (+105,88%) per le ese­cu­zio­ni con for­za pub­bli­ca.

Le impli­ca­zio­ni socia­li

Die­tro que­sti nume­ri ci sono alme­no 21.337 fami­glie che han­no per­so la casa con l’in­ter­ven­to del­la for­za pub­bli­ca, ma il nume­ro rea­le di nuclei fami­lia­ri coin­vol­ti è mol­to supe­rio­re con­si­de­ran­do i casi non rile­va­ti. La pre­va­len­za del­la moro­si­tà come cau­sa di sfrat­to evi­den­zia come la cri­si abi­ta­ti­va sia stret­ta­men­te lega­ta alla cri­si eco­no­mi­ca e all’e­ro­sio­ne del pote­re d’ac­qui­sto del­le fami­glie.

Il silen­zio media­ti­co su que­sti dati è par­ti­co­lar­men­te pre­oc­cu­pan­te, poi­ché impe­di­sce un dibat­ti­to pub­bli­co su quel­la che si con­fi­gu­ra come una vera emer­gen­za socia­le, soprat­tut­to nel­le gran­di aree metro­po­li­ta­ne dove il costo degli affit­ti è aumen­ta­to ver­ti­gi­no­sa­men­te men­tre i sala­ri sono rima­sti sta­gnan­ti.

La situa­zio­ne richie­de inter­ven­ti urgen­ti di poli­ti­ca abi­ta­ti­va, par­ti­co­lar­men­te nel­le aree metro­po­li­ta­ne come Mila­no dove gli aumen­ti han­no assun­to pro­por­zio­ni espo­nen­zia­li, minac­cian­do la coe­sio­ne socia­le e il dirit­to fon­da­men­ta­le all’a­bi­ta­re.

 

La battaglia di San Basilio: storia, violenza e lotte per la casa a Roma. La morte di Fabrizio Ceruso

San Basilio 50 anni dopo.

San Basi­lio è una del­le sto­ri­che bor­ga­te di Roma, volu­ta dal regi­me fasci­sta e inau­gu­ra­ta da Don­na Rache­le Mus­so­li­ni nel 1939. Come altre bor­ga­te roma­ne, nac­que come luo­go di depor­ta­zio­ne del­le clas­si popo­la­ri cac­cia­te dal cen­tro sto­ri­co — sgra­di­te al siste­ma o sem­pli­ce­men­te d’in­tral­cio al sogno fasci­sta di una Roma impe­ria­le. Dopo decen­ni di abban­do­no isti­tu­zio­na­le, negli anni ’70 que­sta bor­ga­ta sareb­be diven­ta­ta tea­tro di una del­le pagi­ne più dram­ma­ti­che nel­la sto­ria del­le lot­te per la casa in Ita­lia.

All’i­ni­zio degli anni ’70, le fami­glie di San Basi­lio vive­va­no in con­di­zio­ni di estre­mo sovraf­fol­la­men­to, spes­so con tre gene­ra­zio­ni costret­te a con­di­vi­de­re pochi metri qua­dra­ti. Que­sta situa­zio­ne esplo­si­va si inse­ri­va nel più ampio con­te­sto del­le lot­te ope­ra­ie e socia­li che attra­ver­sa­va­no l’I­ta­lia del perio­do, in quel­la che sareb­be sta­ta ricor­da­ta come la sta­gio­ne dei movi­men­ti.

L’occupazione

La scin­til­la che inne­scò la mobi­li­ta­zio­ne fu una deci­sio­ne del­lo IACP, l’I­sti­tu­to Auto­no­mo Case Popo­la­ri. L’en­te ave­va indet­to un con­cor­so per l’as­se­gna­zio­ne di 600 allog­gi nel­la bor­ga­ta, ma la pro­ce­du­ra ven­ne stra­vol­ta: sic­co­me in altre due bor­ga­te — Gor­dia­ni e Tibur­ti­no III — dove­va­no esse­re demo­li­te alcu­ne costru­zio­ni, lo IACP asse­gnò a quel­le fami­glie degli allog­gi fuo­ri gra­dua­to­ria. Risul­ta­to: solo 285 appar­ta­men­ti su 600 ven­ne­ro asse­gna­ti tra­mi­te rego­la­re con­cor­so, men­tre gli altri anda­ro­no a chi non ave­va par­te­ci­pa­to al ban­do.

Di fron­te a que­sta pale­se ingiu­sti­zia, il 20 feb­bra­io 1973 le fami­glie di San Basi­lio deci­se­ro di pas­sa­re all’a­zio­ne diret­ta: 148 appar­ta­men­ti ven­ne­ro occu­pa­ti, 12 in via Fabria­no e 136 in via Mon­te­ca­rot­to. Il Comi­ta­to di Lot­ta che coor­di­nò l’oc­cu­pa­zio­ne rap­pre­sen­ta­va diver­se com­po­nen­ti poli­ti­che, ma rico­no­sce­va come pro­prio lea­der Ago­sti­no Bevi­lac­qua, mili­tan­te di Lot­ta Con­ti­nua e diret­to­re del­l’o­mo­ni­mo quo­ti­dia­no.

Per undi­ci mesi gli occu­pan­ti orga­niz­za­ro­no la pro­pria vita in que­gli appar­ta­men­ti. Otten­ne­ro per­si­no l’al­lac­cia­men­to del­le uten­ze dome­sti­che — acqua, luce, gas — un fat­to che li por­tò a cre­de­re di aver acqui­si­to un dirit­to de fac­to all’a­bi­ta­zio­ne. Si sba­glia­va­no.

Lo sgombero

La mat­ti­na del 5 set­tem­bre 1974, dopo qua­si un anno dal­l’i­ni­zio del­l’oc­cu­pa­zio­ne, la poli­zia si pre­sen­tò in for­ze per sgom­be­ra­re gli allog­gi. Le don­ne del quar­tie­re, con i loro bam­bi­ni, bloc­ca­ro­no i por­to­ni nel ten­ta­ti­vo di fer­ma­re l’o­pe­ra­zio­ne. Ma que­sto non bastò. Men­tre alcu­ne fami­glie veni­va­no sgom­be­ra­te, il nucleo prin­ci­pa­le degli occu­pan­ti si riu­nì in assem­blea per deci­de­re come resi­ste­re.

San Basilio. Un momento degli scontri.
San Basi­lio. Un momen­to degli scon­tri.

Il gior­no seguen­te la poli­zia tor­nò con mag­gio­re deter­mi­na­zio­ne. Gli agen­ti cir­con­da­ro­no le case e ini­zia­ro­no a spa­ra­re lacri­mo­ge­ni anche sui bal­co­ni, miran­do diret­ta­men­te alle fine­stre degli appar­ta­men­ti dove si era­no asser­ra­glia­te fami­glie. La resi­sten­za fu tale che a metà gior­na­ta l’o­pe­ra­zio­ne ven­ne sospe­sa, per­met­ten­do alle ven­ti fami­glie espul­se di rien­tra­re tem­po­ra­nea­men­te.

Il saba­to 7 set­tem­bre tra­scor­se in appa­ren­te tran­quil­li­tà. Il Pre­to­re, coin­vol­to nel­le trat­ta­ti­ve, dichia­rò che non avreb­be pre­so deci­sio­ni fino al lune­dì suc­ces­si­vo, lascian­do inten­de­re che nel wee­kend non ci sareb­be­ro sta­ti inter­ven­ti. Una ras­si­cu­ra­zio­ne che si rive­lò una trap­po­la.

La domenica di sangue

Dome­ni­ca 8 set­tem­bre 1974, alle set­te del mat­ti­no, oltre mil­le tra poli­ziot­ti e cara­bi­nie­ri ini­zia­ro­no un’o­pe­ra­zio­ne di sgom­be­ro di pro­por­zio­ni mai viste in una bor­ga­ta roma­na. Non si limi­ta­ro­no a espel­le­re gli occu­pan­ti: distrus­se­ro mobi­li e sup­pel­let­ti­li, get­tan­do­li dal­le fine­stre in una dimo­stra­zio­ne di for­za che ave­va il sapo­re del­la puni­zio­ne esem­pla­re.

La situa­zio­ne pre­ci­pi­tò quan­do una don­na, dal­la fine­stra del suo appar­ta­men­to, esplo­se dei col­pi di fuci­le feren­do lie­ve­men­te due agen­ti e il vice­que­sto­re. L’e­pi­so­dio for­nì il pre­te­sto per un’ul­te­rio­re esca­la­tion di vio­len­za da par­te del­le for­ze di poli­zia.

Nel pome­rig­gio, alle 18, la situa­zio­ne si aggra­va ulte­rior­men­te quan­do la poli­zia cari­ca l’as­sem­blea orga­niz­za­ta dal Comi­ta­to di lot­ta nel­la piaz­za cen­tra­le del­la bor­ga­ta. Alle 19:15 Fabri­zio Ceru­so, 19 anni, mili­tan­te di Auto­no­mia Ope­ra­ia e del Col­let­ti­vo Poli­ti­co di Tivo­li, cit­tà nel­la qua­le risie­de con il padre, la madre, un fra­tel­lo e una sorel­la, vie­ne col­pi­to da un pro­iet­ti­le e muo­re men­tre vie­ne tra­spor­ta­to in ospe­da­le.

Il luogo dove fu ucciso Fabrizio Ceruso
Il luo­go dove fu ucci­so Fabri­zio Ceru­so

 

La noti­zia del­la mor­te di Fabri­zio sca­te­nò un’e­splo­sio­ne di rab­bia. Duran­te la not­te, nume­ro­si col­pi di arma da fuo­co furo­no spa­ra­ti con­tro le for­ze di poli­zia. San Basi­lio rima­se com­ple­ta­men­te mili­ta­riz­za­ta e iso­la­ta dal resto del­la cit­tà. Il bilan­cio uffi­cia­le par­lò di tren­ta agen­ti feri­ti; il nume­ro dei feri­ti tra gli occu­pan­ti non ven­ne mai pre­ci­sa­to.

La mat­ti­na del 9 set­tem­bre San Basi­lio ave­va l’a­spet­to di una cit­tà sot­to asse­dio: i ser­vi­zi pub­bli­ci sospe­si, l’il­lu­mi­na­zio­ne pub­bli­ca distrut­ta, il quar­tie­re com­ple­ta­men­te iso­la­to e pre­si­dia­to. Le richie­ste del Comi­ta­to di lot­ta per una sospen­sio­ne degli sgom­be­ri veni­va­no siste­ma­ti­ca­men­te respin­te.

Mer­co­le­dì 11 set­tem­bre, con anco­ra 145 fami­glie bar­ri­ca­te­si negli appar­ta­men­ti, arri­va­ro­no altri due­mi­la poli­ziot­ti per quel­la che «Lot­ta Con­ti­nua» defi­nì la “solu­zio­ne fina­le“1 S. Basi­lio — I pro­le­ta­ri uni­ti rifiu­ta­no di ven­de­re la lot­ta. La poli­zia abban­do­na il quar­tie­re!, in «Lot­ta Con­ti­nua», 12 set­tem­bre 1974.. All’ul­ti­mo momen­to, però, il mini­stro degli Inter­ni Pao­lo Emi­lio Tavia­ni ordi­nò il riti­ro del­le for­ze di poli­zia, per­met­ten­do alle fami­glie di rien­tra­re nel­le case occu­pa­te.

L’impunità

Il que­sto­re Euge­nio Testa, accor­so sul luo­go dopo la mor­te di Fabri­zio, dichia­rò che poli­zia e cara­bi­nie­ri non ave­va­no fat­to uso di armi da fuo­co. Que­sta affer­ma­zio­ne si basa­va su una peri­zia secon­do cui nes­su­na arma in dota­zio­ne alle for­ze di poli­zia ave­va spa­ra­to. Come osser­va­to all’e­po­ca: “Sem­bra tut­ta­via abba­stan­za pro­ble­ma­ti­co con­trol­la­re miglia­ia di armi e che l’o­pe­ra­zio­ne si sia com­piu­ta così celer­men­te in quel­la situa­zio­ne“2Mas­si­mo Sesti­li, Sot­to un cie­lo di piom­bo. Le lot­te per la casa in una bor­ga­ta di Roma, san Basi­lio, set­tem­bre 1974, in «Histo­ria Magi­stra», 1/2009, p.75..

Il respon­sa­bi­le del­l’o­mi­ci­dio di Fabri­zio Ceru­so non ven­ne mai iden­ti­fi­ca­to né pro­ces­sa­to.

Il gior­no dopo l’o­mi­ci­dio, «Lot­ta Con­ti­nua» pub­bli­cò un’a­na­li­si luci­da degli even­ti:

La deci­sio­ne di attac­ca­re mili­tar­men­te il quar­tie­re di San Basi­lio rive­la tut­to il suo carat­te­re ine­qui­vo­ca­bi­le di scel­ta poli­ti­ca gene­ra­le e pro­gram­ma­ta. Di anda­re incon­tro a una stra­ge, non pote­va non esse­re pre­vi­sto e pre­ven­ti­va­to. Quel­lo che non è sta­to pre­vi­sto è la pos­si­bi­li­tà che la vio­len­za assas­si­na del­le trup­pe di poli­zia tro­vas­se una capa­ci­tà pro­le­ta­ria di rispon­de­re sul­lo stes­so ter­re­no.3Una pro­va gene­ra­le, in «Lot­ta Con­ti­nua», 10 set­tem­bre 1974.

Il gior­na­le denun­ciò anche il ten­ta­ti­vo di dare “una par­ven­za di lega­li­tà all’u­so del­la for­za bru­ta, costruen­do l’in­ven­zio­ne degli asse­gna­ta­ri ‘lega­li’ ”. In real­tà, su 26 asse­gna­ta­ri ori­gi­na­ri, 21 ave­va­no rifiu­ta­to gli appar­ta­men­ti pre­fe­ren­do altri quar­tie­ri. La cri­ti­ca si esten­de­va ai par­ti­ti del­la sini­stra isti­tu­zio­na­le, PSI e PCI, accu­sa­ti di “con­trap­por­re agli inte­res­si del pro­le­ta­ria­to la mio­pe, set­ta­ria dife­sa dei pro­pri inte­res­si di coge­stio­ne cor­po­ra­ti­va nel­l’am­mi­ni­stra­zio­ne del mer­ca­to edi­li­zio.”

La fine di un ciclo

Que­sti avve­ni­men­ti, che gli abi­tan­ti del quar­tie­re ricor­da­no anco­ra oggi sem­pli­ce­men­te come “la guer­ra”, rap­pre­sen­ta­ro­no uno spar­tiac­que. La rispo­sta bru­ta­le del­le isti­tu­zio­ni ave­va dimo­stra­to che non c’e­ra­no più mar­gi­ni d’a­zio­ne per il movi­men­to di lot­ta per la casa. Come scris­se suc­ces­si­va­men­te lo sto­ri­co Mas­si­mo Sesti­li:

Il rapi­men­to Moro e l’u­ni­tà nazio­na­le pre­sto avreb­be­ro scon­fit­to le ulti­me resi­due spe­ran­ze di un movi­men­to di lot­ta che era cre­sciu­to con tena­cia e costan­za. Il movi­men­to ave­va sapu­to coniu­ga­re la lot­ta per un dirit­to pri­ma­rio come la casa con la richie­sta di un model­lo di svi­lup­po alter­na­ti­vo, con­no­tan­do­si come la pun­ta più avan­za­ta di una doman­da di tra­sfor­ma­zio­ne del­la socie­tà.4Mas­si­mo Sesti­li, Sot­to un cie­lo di piom­bo. Le lot­te per la casa in una bor­ga­ta di Roma, san Basi­lio, set­tem­bre 1974, in «Histo­ria Magi­stra», 1/2009, p.81.

La soli­da­rie­tà e l’or­ga­niz­za­zio­ne socia­le che ave­va­no carat­te­riz­za­to il quar­tie­re ini­zia­ro­no a disgre­gar­si. Per i pro­le­ta­ri di San Basi­lio, la fine del ciclo di lot­te signi­fi­cò la fuga dal­l’im­pe­gno poli­ti­co e l’ar­ri­vo, deva­stan­te, del­la dro­ga nel quar­tie­re. Chi pote­va per­met­ter­se­lo emi­grò ver­so altri quar­tie­ri, lascian­do­si alle spal­le una bor­ga­ta sem­pre più iso­la­ta e abban­do­na­ta.

Il murales censurato

Qua­ran­t’an­ni dopo, nel 2014, l’ar­ti­sta di stra­da Blu — defi­ni­to dal Guar­dian uno dei miglio­ri street arti­st del mon­do — rea­liz­zò un mura­les dedi­ca­to a Fabri­zio Ceru­so. L’o­pe­ra rein­ter­pre­ta­va in chia­ve poli­ti­ca la figu­ra di San Basi­lio, il san­to patro­no del­la bor­ga­ta, tra­sfor­man­do­lo in un pala­di­no del dirit­to alla casa: con una mano il san­to bloc­ca­va i poli­ziot­ti accor­si per gli sgom­be­ri e tra­sfor­ma­va alcu­ni agen­ti in peco­re e maia­li, men­tre con l’al­tra, impu­gnan­do una ceso­ia, rom­pe­va un luc­chet­to. Un’o­pe­ra­zio­ne arti­sti­ca che fon­de­va l’i­co­no­gra­fia reli­gio­sa con la memo­ria del­le lot­te socia­li del quar­tie­re.

Il mura­les ori­gi­na­le [blublu.org/b/2014/09/20/san-basilio]

Il Comu­ne di Roma inter­ven­ne cen­su­ran­do par­zial­men­te il mura­les, copren­do con ver­ni­ce bian­ca la par­te raf­fi­gu­ran­te le for­ze del­l’or­di­ne. La rea­zio­ne degli abi­tan­ti fu imme­dia­ta: sul­la par­te cen­su­ra­ta appar­ve la scrit­ta “CENSURATO”, a testi­mo­nian­za di come a San Basi­lio i muri con­ti­nui­no a esse­re stru­men­to di espres­sio­ne e resi­sten­za.

Par­te del mura­les cen­su­ra­ta [blublu.org/b/2014/09/20/san-basilio]

Blu com­men­tò sar­ca­sti­ca­men­te:

Il com­pi­ti­no di oggi è que­sto: come rac­con­ta­re la sto­ria di Fabri­zio Ceru­so e del­la bat­ta­glia di San Basi­lio in modo ‘poli­ti­ca­men­te cor­ret­to’? Pote­te invia­re le vostre idee al seguen­te indi­riz­zo: *protected email* (non sono gra­di­ti: misti­ci­smi, mira­co­li, sui­ni, ovi­ni e pos­si­bi­li rife­ri­men­ti orwel­lia­ni).
Il muro è sta­to com­ple­ta­to, qual­cu­no ha gri­da­to allo scan­da­lo, le isti­tu­zio­ni si sono indi­gna­te, i gior­na­li han­no scrit­to, i poli­ti­ci si sono espres­si, i cen­so­ri sono inter­ve­nu­ti.5Blu

La bat­ta­glia di San Basi­lio del 1974 rima­ne una feri­ta aper­ta nel­la sto­ria di Roma. Fu l’ul­ti­mo gran­de epi­so­dio di resi­sten­za col­let­ti­va per il dirit­to alla casa pri­ma del riflus­so degli anni ’80. La mor­te di Fabri­zio Ceru­so, rima­sta impu­ni­ta, sim­bo­leg­gia la vio­len­za di Sta­to con­tro i movi­men­ti socia­li, men­tre la cen­su­ra del mura­les qua­ran­t’an­ni dopo dimo­stra come quel­la memo­ria con­ti­nui a esse­re sco­mo­da per le isti­tu­zio­ni.

Il mura­les cen­su­ra­to [asfalto.archphoto.it/street-art-e-memorials-per-chi-e-morto-in-strada]

San Basi­lio oggi por­ta anco­ra i segni di quel­la scon­fit­ta: la disgre­ga­zio­ne socia­le, i pro­ble­mi di cri­mi­na­li­tà e dro­ga sono l’e­re­di­tà di una repres­sio­ne che spez­zò non solo un movi­men­to di lot­ta, ma il tes­su­to stes­so di una comu­ni­tà. Eppu­re, nel­la scrit­ta “CENSURATO” sul muro, nel­la memo­ria tena­ce degli abi­tan­ti, nel­la sto­ria tra­man­da­ta alle nuo­ve gene­ra­zio­ni, soprav­vi­ve qual­co­sa di quel­la sta­gio­ne: la con­sa­pe­vo­lez­za che il dirit­to alla casa e alla digni­tà non sono con­ces­sio­ni, ma con­qui­ste da difen­de­re.

Tonino Miccichè
Tonino Miccichè
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