Nota degli autori
A cinquant’anni dal suo assassinio, questo nuovo libro ripercorre il percorso politico di Tonino Miccichè, militante di Lotta Continua assassinato nel 1975 durante le lotte per il diritto alla casa a Torino. Un viaggio attraverso gli anni ’70: un’epoca caratterizzata da intense lotte operaie e studentesche, da profondi conflitti urbani e dal desiderio ardente di trasformare la società attraverso la pratica politica quotidiana. Con questa pubblicazione non intendiamo costruire miti o proporre narrazioni meramente memorialistiche. Tonino non era un eroe della lotta di classe. Era un militante parte integrante di un grande movimento collettivo. Un’epoca in cui operai e operaie, proletari e proletarie, si rifiutarono di subire passivamente. Rifiutarono di essere l’ultimo gradino della scala sociale, quello a cui era negato tutto. La lotta per la casa non è solo una battaglia del passato. Oggi si ripresenta con nuove forme, nuovi sfruttamenti, nuove emergenze. Se allora si occupavano interi caseggiati, oggi ci confrontiamo con città che espellono sistematicamente studenti, lavoratori precari e famiglie a basso reddito attraverso un mercato immobiliare sempre più esclusivo. Questo scenario è aggravato dalla proliferazione degli affitti brevi tramite piattaforme come Airbnb, che hanno sottratto migliaia di appartamenti al mercato degli affitti lunghi, contribuendo alla desertificazione dei centri storici svuotati di chi ci è sempre vissuto. L’introduzione del Codice Identificativo Nazionale (CIN) per gli affitti turistici si è rivelata inefficace. A Roma come a Firenze, ma anche a Torino, il fenomeno continua incontrollato. A Torino quartieri come San Salvario e il Quadrilatero Romano sono ormai simboli di questa trasformazione. Il silenzio non è neutralità: è uno strumento di controllo. Se le lotte per la casa scompaiono dai media, se gli sfratti diventano invisibili, se la gentrificazione viene presentata come progresso inevitabile, stiamo già subendo una sconfitta. Ecco perché ricordare Tonino e le battaglie degli anni ’70 non è nostalgia. È un atto di resistenza contro l’oblio programmato. Le lotte non muoiono con il silenzio mediatico. Muoiono nell’indifferenza. Muoiono nell’accettare lo sfratto come routine. Muoiono nel vedere un quartiere svuotato come “normale evoluzione urbana”. Ma se la memoria è il primo atto politico, allora dobbiamo chiederci: come possiamo rompere il silenzio mainstream? Dalle assemblee di quartiere alle mappature collettive degli sfratti, dalle reti di solidarietà agli sportelli popolari, le pratiche di resistenza ci sono già. Il punto è come farle crescere, come connetterle, come renderle impossibili da ignorare. Le parole di Tonino sui comitati di lotta, cinquant’anni dopo, tracciano un percorso possibile: “Quella che c’è qui è un’organizzazione del terreno sociale che può funzionare anche nei quartieri proletari, nel centro storico per esempio. Avremmo uno strumento permanente per rispondere ad ogni attacco del padrone, a tutti i suoi tentativi di aumentare l’affitto, il riscaldamento, le bollette della luce.” Dobbiamo ringraziare Renato Varani della Colibrì non solo per il lavoro fatto, ma anche per la fiducia accordataci!
